Fino al 12 aprile 2026, il Museo di Roma ospita un'indagine rigorosa sulla genesi e la trasformazione dei giardini romani, una narrazione che attraversa cinque secoli di estetica e potere.
L'esposizione debutta analizzando il recupero dell'ideale classico dell' otium. Attraverso le opere di maestri come Bramante e Raffaello, la mostra documenta la metamorfosi delle vigne suburbane in complessi architettonici definiti dal rigore geometrico. Villa Madama e Villa Medici emergono non solo come spazi botanici, ma come manifestazioni visibili di una rinascita economica e intellettuale che ha rifondato l'identità dell'Urbe nel Cinquecento.
Il percorso prosegue esaminando il Seicento, epoca in cui l'attivazione degli antichi acquedotti permise la creazione di scenografie idriche senza precedenti, come quelle di Villa Borghese. La transizione verso l'Ottocento segna un mutamento strutturale: la crisi della nobiltà e le trasformazioni di Roma Capitale portano alla nascita del verde pubblico. La mostra evidenzia la tensione tra la distruzione dei parchi aristocratici e l'affermazione di nuove passeggiate democratiche, fondamentali per l'urbanistica moderna.
L'ultima sezione esplora il ruolo del giardino nel secolo scorso, tra la propaganda del Regime e i progetti razionalisti di Raffaele de Vico. Oltre alla dimensione urbanistica, la rassegna approfondisce il "vivere in villa": dai simposi intellettuali del Settecento all'introduzione della cultura del caffè. Questa evoluzione sociale riflette la natura stessa della città, dove il giardino rimane lo spazio privilegiato per l'esercizio delle arti e della socialità colta.
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